Le parole del noto canto “Dov’è Carità e Amore qui c’è Dio” si sono rese visibili attraverso i fatti raccontati da Katarina, durante un incontro organizzato dall’ Atelier per la Pace di Arese in collaborazione con la Commissione carità e missione.

Katarina è un’operatrice della Caritas slovacca che da un anno e mezzo opera con la Caritas di Mukachevo, in Ucraina, sostenendo la popolazione nella zona di Cherson e Kharkiv, inclusi tutti i paesi e villaggi di quell’area (da 1800 a 5500 km in ogni missione). Quando è scoppiata la guerra, come tutti, anche Katerina non voleva crederci però la sua reazione è stata interrogarsi su quale fosse il suo compito in quella situazione e ha deciso così di diventare un tramite concreto dell’Amore di Dio in Ucraina. Katarina ci ha detto che lei da sola non vale molto (!), che è solo un pezzo di una catena di aiuto e di solidarietà, di cui anche noi facciamo parte, che arriva fino all’ultima persona di quell’area. Dai suoi racconti è emerso che oltre all’aiuto concreto è soprattutto molto importante il rapporto personale che Katarina e gli altri operatori hanno costruito con le persone che regolarmente sostengono; infatti ci ha raccontato che quando gli ucraini hanno visto sui pacchi provenienti da Arese i disegni fatti dai bambini per loro (è stata la spedizione speciale per Pasqua 2023), sono stati molto contenti perché si sono sentiti persone a cui noi pensiamo con amore. 

L’amore per le famiglie che Katerina incontra in ogni suo viaggio inizia durante il tragitto, pregando per ciascuno di loro e confidando sempre nella misericordia e provvidenza di Dio, che in tantissime occasioni ha potuto constatare. Ad esempio un giorno una mamma le ha chiesto un biberon per il suo bambino e Katarina ha risposto che era difficile che ci fosse nei pacchi ma non si è arresa: ha preso a caso uno scatolone, tra i tanti sul quale era scritto “prodotti per bambini”, e in fondo, dopo vestiti, latte e altri articoli, proprio in quella scatola, ha trovato anche il biberon di cui c’era bisogno. Un altro giorno alla partenza ha caricato anche un pacco di pannoloni semplicemente perché era lì, senza avere in mente un destinatario.

Nel corso del viaggio ha attraversato una zona distrutta dai bombardamenti e chi viaggiava con lei le ha suggerito di andare veloce perché lì non c’era più nessuno, ma poi a bordo strada ha visto una capra, per cui ha supposto che ci fossero anche delle persone, così ha scovato una famiglia che era tornata alla propria casa semidistrutta perché il padre invalido, costretto a lasciare l’ospedale, non aveva altro posto dove stare e per quel signore erano proprio necessari i pannoloni. In un’altra missione arrivati a destinazione nella zona di Kharkiv, vennero a conoscenza del bombardamento della diga a Cherson per cui decisero di raggiungere subito quella città per portare aiuto.

Nel tragitto hanno “per caso” incrociato un camion che trasportava acqua per cui hanno deciso di riempierne i loro mezzi, perché i furgoni piccoli riescono a viaggiare meglio sulle strade dissestate e a fuggire più rapidamente in caso di bombardamenti. Arrivati sul posto hanno chiesto di che cosa ci fosse bisogno e la risposta è stata: di acqua! Dovevano poi ritornare a Kharkiv e arrivati là gli abitanti, che avevano saputo della tragedia della diga, avevano raccolto tutto quello che avevano per aiutare chi si trovava in una situazione tragica. Così Katarina e gli altri operatori finita la missione a Kharkiv sono ripartiti per Cherson per portare le donazioni; in 5 giorni avevano percorso 8'000 mila km!

A volte però è l’abbraccio dei figli o dei nipoti lontani che manca alle persone. Infatti Katarina ha raccontato che le era capitato di incontrare una signora che scriveva su un quaderno tutto quello che voleva comunicare ai suoi nipoti rifugiati in Finlandia cosicché, se al loro rientro i nipoti non l’avessero trovata, avrebbero almeno avuto il quaderno come prova del suo grande affetto per loro. Questa nonna però aveva comunicato a Katarina che ciò che le mancava moltissimo era proprio il contatto fisico, l’abbraccio dei nipoti e Katerina ha allora capito di dover offrire quell’abbraccio e in quel momento abbracciandola l’ha davvero sentita come se fosse sua nonna. La paura e i continui bombardamenti non riescono a fermare Katarina che è gratificata dai volti che si illuminano all’arrivo del pulmino della Caritas e che trova forza nella preghiera (appena può partecipa alla Santa Messa e ringrazia padre Vojtek, un prete polacco che coordina il gruppo Caritas a Kharkiv che è disponibile a dir messa anche alle 4 del mattino).

Certo il peso delle sofferenze che incontra è veramente grande ma Katarina ci ha detto che le persone vedono la misericordia di Dio attraverso gli aiuti che arrivano e lei sente la forza della nostra preghiera che la sostiene. Katarina ha ricevuto in dono un bracciale con la medaglietta di san Pio X a cui è molto devota e la statuetta della Madonna che scioglie i nodi a cui è stato intitolato il nuovo deposito Caritas a Mukachevo. Entrambi i doni sono stati benedetti dal nostro parroco don Jean Claude nella chiesa dei SS Pietro e Paolo, invocando una speciale protezione su Katarina e le sue missioni che continueranno ad essere sostenute dall’Atelier per la pace.
L’incontro non è stato solo un’interessante testimonianza, per i partecipanti è stato anche una carica di fede, coraggio e di motivazione all’impegno per gli altri.