Sport per Tutti

Domenica 31 maggio l’Oratorio Don Bosco di Arese ha ospitato un "Sport per Tutti", un progetto di inclusione sportiva promosso da Caritas Arese, che si è svolto all'interno della tradizionale Festa del GSO. Parte della giornata sportiva è stata dedicata al confronto e al fair play: gli atleti del GSO Don Bosco Arese hanno sfidato tre realtà che promuovono lo sport senza barriere: Associazione Il Pentolino ETS (Sitting Volley – Aquile Azzurre); Baskin – Polisportiva San Carlo; Integra Sport – Cassina Nuova (Calcio Paralimpico).
Ecco alcune riflessioni di chi era presente.
“A volte bastano pochi minuti per capire che sta per succedere qualcosa di speciale. Durante la festa del GSO di Arese, sul prato è comparso un grande telone blu. Poi una rete, diversa da quelle che siamo abituati a vedere: più bassa, quasi appoggiata a terra. Attorno, sguardi curiosi. Infine sono arrivati gli atleti, uno dopo l'altro, scalzi e seduti in campo. L'allenatrice ha spiegato le regole del sitting volley, una disciplina simile alla pallavolo, ma che si gioca da seduti. All'inizio c'era attenzione, forse anche un po' di tensione. Poi la palla ha iniziato a muoversi e, insieme a lei, qualcosa è cambiato. I sorrisi hanno preso il posto dell'incertezza, la curiosità si è trasformata in entusiasmo, il desiderio di partecipare ha superato ogni esitazione. Le ragazze della pallavolo del GSO si sono lasciate coinvolgere con naturalezza. Alcuni ragazzi del calcio osservavano dalla panchina; dopo pochi minuti hanno iniziato a chiedere se potevano provare anche loro. Uno dopo l'altro sono entrati in campo, scoprendo un modo diverso di giocare e di stare insieme. In quel momento non c'erano differenze da sottolineare, né distanze da colmare. C'erano ragazzi e ragazze che condividevano il gioco, le risate e la soddisfazione di ogni punto conquistato (che per la cronaca non veniva segnato).
L'associazione "Il Pentolino", nata dall'impegno di genitori, volontari e professionisti, opera da anni per offrire a bambini e ragazzi con disabilità le stesse opportunità di relazione, crescita e partecipazione dei loro coetanei. Attraverso attività sportive, ricreative e sociali, crea occasioni concrete di incontro, favorendo l'inclusione e la costruzione di legami autentici. È stata molto più di una dimostrazione sportiva. È stato un momento in cui tutti i presenti hanno condiviso lo stesso spazio, lo stesso gioco e la stessa gioia.
Un'occasione semplice, ma intensa, che ha ricordato a tutti come l'incontro con l'altro possa diventare una ricchezza quando ciascuno trova il proprio posto in campo e nella comunità.” (Laura, Sara e Massimo)
“In occasione della Festa del GSO abbiamo vissuto una bellissima esperienza di calcio integrato insieme a Integra Sport - Polisportiva Cassina Nuova. Lo scopo di Integra Sport è favorire l’inclusione sociale, il benessere psicofisico e la socializzazione delle persone con disabilità, in un ambiente sano ed accogliente. La particolarità dell'incontro è stata la formazione di squadre miste, composte dai ragazzi della prima squadra del GSO e dai ragazzi dell'associazione, che hanno giocato fianco a fianco condividendo entusiasmo, impegno e divertimento. In campo non c'erano differenze, ma compagni di squadra che collaboravano per un obiettivo comune, aiutandosi e valorizzando le capacità di ciascuno. Il calcio si è dimostrato ancora una volta un linguaggio universale, capace di creare relazioni autentiche e di abbattere barriere che spesso esistono solo fuori dal terreno di gioco. Tra un passaggio, un sorriso, un incoraggiamento e un gol festeggiato insieme, si è respirato il senso più autentico dello sport: quello che unisce le persone, valorizza ciascuno e fa sentire tutti protagonisti. Per qualche ora hanno contato solo la gioia di giocare, stare insieme e condividere emozioni vere. Guardando i ragazzi in campo era impossibile non emozionarsi. Nei loro occhi si vedevano entusiasmo, orgoglio, amicizia e quella felicità semplice che nasce quando ci si sente accolti e parte di qualcosa di bello. Oggi ha vinto l'inclusione, ha vinto l'amicizia, ha vinto il calcio nella sua forma più bella. E tutti noi torniamo a casa con la certezza che esperienze come questa lasciano un segno profondo, perché ci ricordano che le differenze possono diventare una ricchezza quando si ha il coraggio di giocare la stessa partita, insieme.” (Simone)

Caritas Solidalmente con la Scuola Media Leonardo da Vinci

La consapevolezza delle disparità socio-economiche e la conoscenza dell’aiuto offerto dalle risorse della nostra comunità passano attraverso la formazione delle nuove generazioni.
Con questa finalità Caritas Arese, come altre associazioni di volontariato, ha partecipato attivamente alla giornata “Solidarmente” organizzata dalla scuola media Leonardo da Vinci, incontrando i ragazzi del secondo anno. Ogni classe è stata intrattenuta per 30 minuti, durata ideale per approfondire vari concetti senza annoiare i ragazzi, che sappiamo bene vivono con ritmi veloci. Dopo una breve presentazione delle varie aree di intervento di Caritas, la classe di turno è stata divisa in 4 gruppi, ognuno dei quali ha riflettuto su una specifica tematica: cibo, vacanze, shopping e salute. Ogni ragazzo all’interno del gruppo ha ricevuto un ruolo, ad esempio parlando di cibo c’era chi non aveva soldi per la spesa e chi pranzava spesso in ristoranti stellati; per la salute chi poteva permettersi una visita privata e chi invece doveva subire i tempi lunghi della sanità pubblica; per le vacanze si passava da un’estate in villa al mare a giornate in casa per mancanza di soldi per iscriversi ai campi estivi. Ai ragazzi è stato chiesto di confrontarsi tra loro, prendendo coscienza delle varie realtà che convivono nella nostra società, e di individuare la situazione più critica che poteva essere oggetto di aiuto da parte di Caritas. Dopo questa analisi, è stato spiegato in modo concreto ai ragazzi cosa può fare Caritas in merito a ciascuna situazione per supportare le famiglie. I ragazzi hanno partecipato in modo attivo, questo gioco di ruolo li ha fatti immedesimare in realtà molto diverse tra loro e magari diverse dalla loro quotidianità. Quest’incontro ha stimolato la loro sensibilità verso i bisogni del prossimo, al punto che hanno spontaneamente proposto di fare una raccolta viveri all’interno della scuola per rifornire gli Empori della Solidarietà di Caritas. Obiettivi sensibilizzazione e coinvolgimento raggiunti!

Se hai bisogno di aiuto, chiama il 3756516206.
Se invece vuoi diventare volontario/a, scrivi a centrodiascolto@caritasarese.it
Erica ed Antonella – Caritas Arese

Good Food For All
Il cibo è un diritto umano di tutti e tutte
Sapete che in Europa, una persona su cinque fatica a permettersi cibo sano? 
Che i piccoli agricoltori stanno scomparendo, mentre quelli attenti alla sostenibilità (anche ambientale) faticano ad andare avanti? 
E che il consumo di cibi ultra-processati è in aumento in Europa, soprattutto tra i giovanissimi? 
 
Il cibo è un diritto umano ed è arrivato il momento che l’Europa lo riconosca davvero.  
Caritas Ambrosiana aderisce alla campagna “Good Food For All” perché la fame non è un caso o una disgrazia, ma un
fallimento politico. Ed è arrivato il momento di far sentire la nostra voce, di fare qualcosa di concreto. 
Aderendo a questa iniziativa, insieme ad oltre 300 associazioni in tutta Europa, Caritas Ambrosiana richiede all’Unione
Europea di:  
 sancire il diritto all’alimentazione per tutti gli individui nelle leggi e nelle politiche dell’UE;  
 costruire sistemi alimentari equi e sostenibili;  
 sostenere l'agroecologia e i produttori locali, i piccoli agricoltori, lavoratori e lavoratrici del settore
alimentare;  
 garantire prezzi equi e l’accesso a diete sane;  
 rafforzare il benessere degli animali;  
 contrastare la concentrazione terriera e i monopoli di mercato;  
 vietare la speculazione sulle materie prime agricole e alimentari;  
 mettere le persone, gli animali e il pianeta davanti al profitto;  
 sostituire l'assistenzialismo con sistemi basati sulla dignità; 
 allineare la politica dell'UE agli impegni della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei contadini e agli impegni in materia di clima. Non si tratta dell’ennesima petizione, ma di una iniziativa della cittadinanza europea (ICE): l’unico strumento democratico che consente a cittadini e cittadine dell’Unione Europea di proporre una nuova legislazione.
Per essere ascoltati dalla Commissione Europea è necessario raccogliere 1.000.000 di firme in almeno sette Paesi comunitari.
La raccolta firme della campagna Good Food for All è iniziata, unisciti a questa impresa collettiva!
Se l’iniziativa avrà successo, il diritto al cibo diventerà un principio vincolante: le politiche europee dovranno rispettarlo, i fondi pubblici sosterranno l’agricoltura locale e la protezione sociale garantirà un accesso dignitoso a cibo sano per tutte e tutti.
Invitiamo tutti e tutte voi a firmare e a diffondere questa iniziativa, per inserire il diritto al cibo al centro dell'agenda europea.

Per saperne di più e firmare la petizione potete visitare il sito: https://goodfood.caritasambrosiana.it/
Per poter firmare la petizione è necessario essere cittadini europei.

Gli studenti di Arese dicono:

“Giocare per capire: al Liceo Artistico Fontana una lezione contro il gioco d’azzardo”

Tra le aule del Liceo Artistico Fontana, l’autogestione si è trasformata in un’occasione preziosa per
imparare… giocando. Gli studenti hanno accolto la proposta fatta dalla Caritas di un laboratorio
coinvolgente ed educativo. In un’aula trasformata per l’occasione in spazio di gioco e riflessione,
gli studenti hanno fatto una partita di “Breaking the Rules”, un gioco da tavolo ideato dalla Caritas
ambrosiana per far scoprire in modo diretto e interattivo i meccanismi subdoli del gioco d’azzardo.
Suddivisi in diversi tavoli da gioco e coadiuvati da otto volontari della Caritas ( due di Milano e sei
di Arese) i giovani tra carte, tiri di dadi e colpi di scena, si sono trovati immersi in dinamiche che
simulano fedelmente quelle del mondo reale del gioco d'azzardo: rischio, illusione di controllo,
perdite e tentativi di recupero.
L’atmosfera è stata subito vivace e partecipata. Gli allievi si sono lasciati coinvolgere con
entusiasmo al punto che alcune ragazze hanno deciso di restare in aula per partecipare anche al
secondo turno di gioco, segno di un’esperienza capace di incuriosire e lasciare il segno.
Al termine dell’attività, guidati dai volontari, i ragazzi sono stati invitati a riflettere sull'esperienza
fatta e sulle emozioni provate. All'inizio da parte di alcuni studenti sono emerse in modo spontaneo
considerazioni interessanti e sorprendentemente mature e poi grazie a domande stimolo pian
piano anche altri allievi hanno interagito in modo costruttivo. Il confronto ha permesso di mettere a
fuoco i meccanismi nascosti del gioco d’azzardo e le strategie con cui può diventare
pericolosamente coinvolgente e patologico.
L’esperienza si è rivelata significativa sotto molti aspetti e ha dimostrato quanto sia efficace un
approccio pratico e partecipativo per affrontare temi complessi come quello della dipendenza dal
gioco. Proprio per questo, iniziative simili meriterebbero uno spazio più strutturato all’interno delle
attività scolastiche. Non solo, considerando anche il numero di giovani intrappolati nella ludopatia,
sarebbe utile affiancare a queste esperienze anche dei percorsi didattici appositi, ad esempio sul
calcolo delle probabilità di vincita, sui meccanismi della comunicazione pubblicitaria esplicita e
subliminale, e sulle tecniche di condizionamento psicologico – come suoni, luci e rinforzi –
utilizzate per catturare l’attenzione e favorire comportamenti ripetitivi.
Capire le regole e i meccanismi del gioco è il primo passo per romperle e non restarne intrappolati.
Gli studenti del Fontana hanno imparato questa importante lezione divertendosi.

Se hai bisogno di aiuto, chiama il 3756516206.
Se invece vuoi diventare volontario/a, scrivi a centrodiascolto@caritasarese.it

Eventi:

Articoli:

TESTIMONIANZA DI KATARINA

Le parole del noto canto “Dov’è Carità e Amore qui c’è Dio” si sono rese visibili attraverso i fatti raccontati da Katarina, durante un incontro organizzato dall’ Atelier per la Pace di Arese in collaborazione con la Commissione carità e missione. Katarina è un’operatrice della Caritas slovacca che da un anno e mezzo opera con la Caritas di Mukachevo, in Ucraina, sostenendo la popolazione nella zona di Cherson e Kharkiv, inclusi tutti i paesi e villaggi di quell’area (da 1800 a 5500 km in ogni missione). Quando è scoppiata la guerra, come tutti, anche Katerina non voleva crederci però la sua
reazione è stata interrogarsi su quale fosse il suo compito in quella situazione e ha deciso così di diventare un tramite concreto dell’Amore di Dio in Ucraina. Katarina ci ha detto che lei da sola non vale molto (!), che è solo un pezzo di una catena di aiuto e di solidarietà, di cui anche noi facciamo parte, che arriva fino all’ultima persona di quell’area. Dai suoi racconti è emerso che oltre all’aiuto concreto è soprattutto molto importante il rapporto personale che Katarina e gli altri operatori hanno costruito con le persone che regolarmente sostengono; infatti ci ha raccontato che quando gli ucraini hanno visto sui pacchi provenienti da Arese i disegni fatti dai bambini per loro (è stata la spedizione speciale per Pasqua 2023), sono stati molto contenti perché si sono sentiti persone a cui noi pensiamo con amore. L’amore per le famiglie che Katerina incontra in ogni suo viaggio inizia durante il tragitto, pregando per ciascuno di loro e confidando sempre nella misericordia e provvidenza di Dio, che in tantissime occasioni ha potuto constatare. Ad esempio un giorno una mamma le ha chiesto un biberon per il suo bambino e Katarina ha risposto che era difficile che ci fosse nei pacchi ma non si è arresa: ha preso a caso uno scatolone, tra i tanti sul quale era scritto “prodotti per bambini”, e in fondo, dopo vestiti, latte e altri articoli, proprio in quella scatola, ha trovato anche il biberon di cui c’era bisogno. Un altro giorno alla partenza ha caricato anche un pacco di pannoloni semplicemente perché era lì, senza avere in mente un destinatario. Nel corso del viaggio ha attraversato una zona distrutta dai bombardamenti e chi viaggiava con lei le ha suggerito di andare veloce perché lì non c’era più nessuno, ma poi a bordo strada ha visto una capra, per cui ha supposto che ci fossero anche delle persone, così ha scovato una famiglia che era tornata alla propria casa semidistrutta perché
il padre invalido, costretto a lasciare l’ospedale, non aveva altro posto dove stare e per quel signore erano proprio necessari i pannoloni. In un’altra missione arrivati a destinazione nella zona di Kharkiv, vennero a conoscenza del bombardamento della diga a Cherson per cui decisero di raggiungere subito quella città per portare aiuto. Nel tragitto hanno “per caso” incrociato un camion che trasportava acqua per cui hanno deciso di riempierne i loro mezzi, perché i furgoni piccoli riescono a viaggiare meglio sulle strade dissestate e a fuggire più rapidamente in caso di bombardamenti. Arrivati sul posto hanno chiesto di che cosa ci fosse bisogno e la risposta è stata: di acqua! Dovevano poi ritornare a Kharkiv e arrivati là gli abitanti, che avevano saputo della tragedia della diga, avevano raccolto tutto quello che avevano per aiutare chi si trovava in una situazione tragica. Così Katarina e gli altri operatori finita la missione a Kharkiv sono ripartiti per Cherson per portare le donazioni; in 5 giorni avevano percorso 8'000 mila km!
A volte però è l’abbraccio dei figli o dei nipoti lontani che manca alle persone. Infatti Katarina ha raccontato che le era capitato di incontrare una signora che scriveva su un quaderno tutto quello che voleva comunicare ai suoi nipoti rifugiati in Finlandia cosicché, se al loro rientro i nipoti non l’avessero trovata, avrebbero almeno avuto il quaderno come prova del suo grande affetto per loro. Questa nonna però aveva comunicato a Katarina che ciò che le mancava moltissimo era proprio il contatto fisico, l’abbraccio dei nipoti e Katerina ha allora capito di dover offrire quell’abbraccio e in quel momento abbracciandola l’ha davvero sentita come se fosse sua nonna. La paura e i continui bombardamenti non riescono a fermare Katarina che è gratificata dai volti che si illuminano all’arrivo del pulmino della Caritas e che trova forza nella preghiera (appena può partecipa alla Santa Messa e ringrazia padre Vojtek, un prete polacco che coordina il gruppo Caritas a Kharkiv che è disponibile a dir messa anche alle 4 del mattino).
Certo il peso delle sofferenze che incontra è veramente grande ma Katarina ci ha detto che le persone vedono la misericordia di Dio attraverso gli aiuti che arrivano e lei sente la forza della nostra preghiera che la sostiene. Katarina ha ricevuto in dono un bracciale con la medaglietta di san Pio X a cui è molto devota e la statuetta della Madonna che scioglie i nodi a cui è stato intitolato il nuovo deposito Caritas a Mukachevo. Entrambi i doni sono stati benedetti dal nostro parroco don Jean Claude nella chiesa dei SS Pietro e Paolo, invocando una speciale protezione su Katarina e le sue missioni che continueranno ad essere sostenute dall’Atelier per la pace.
L’incontro non è stato solo un’interessante testimonianza, per i partecipanti è stato anche
una carica di fede, coraggio e di motivazione all’impegno per gli altri.



WORKSHOP CARITAS DAL TITOLO “NON E’ AMORE” AL LICEO SCIENTIFICO

Le classi 4C e 4DL del liceo scientifico “Falcone Borsellino” di Arese, hanno partecipato al workshop dal titolo “Non è amore”, proposto da Caritas Arese e condotto dalle operatrici di Caritas Ambrosiana.
La finalità principale dell’esperienza, accolta e sostenuta con interesse dai docenti, è stata quella di sensibilizzare i ragazzi sul tema della violenza di genere, per aiutarli a riconoscerne i sintomi.
Dopo la visione introduttiva di un breve video in cui giovani donne, in diversi contesti, si confidavano sulle difficoltà di rapporto con i propri partner, è stato proposto alle classi di “aiutare” una loro coetanea immaginaria, Arianna, a gestire la sua storia con Luca, ragazzo immaginario del 5° anno, che tutte le ragazze vorrebbero frequentare.
Seguendo l’opuscolo fornito, “Il filo di Arianna”, i ragazzi hanno interagito, confrontandosi sulle diverse scelte che Arianna avrebbe potuto effettuare per non diventare vittima in una relazione amorosa violenta. La violenza è un labirinto: non è amore. Coinvolti in questo “vicenda -puzzle”, i giovani sono stati stimolati a riflettere sui comportamenti di Luca e sulle scelte di Arianna, mettendo a confronto i diversi punti di vista, interni ed esterni alla storia.
Le operatrici, al termine della esperienza, hanno raccolto a caldo le loro riflessioni, che riportiamo fedelmente:
 “Incontro molto interessante riguardo ad una tematica delicata che necessita di continua informazione ed approfondimento. Discutere di tali violenze soprattutto con i giovani è fondamentale per ridurre questi fenomeni nel futuro.”
 “Non posso dire altro se non grazie: professionalità e delicatezza senza eguali, complimenti. Incontri come questo dovrebbero essere più frequenti, al fine di sensibilizzare noi giovani donne ad approcciarsi alla sessualità, alle relazioni interpersonali e ad una maggiore consapevolezza delle conseguenze di ogni nostra azione … è necessario sensibilizzare.”
 “L’incontro personalmente l’ho trovato molto interessante ma soprattutto coinvolgente. E’ riuscito a prendermi molto anche perché in numerose delle situazioni trattate sono riuscito a rispecchiarmici molto. Mi ha colpito la parte riguardante le dipendenze (fisiche o altro) che possono tenere in
ostaggio una persona ed in certi casi, possono costringerla a continuare une situazione, che a occhi di molti, potrebbe rivelarsi decisamente svantaggiosa.”
 “E’ un tema pesante che ti lascia e ti fa provare un vuoto nel petto o meglio un dolore misto al vuoto. Non ci pensiamo ma queste cose capitano anche a chi ci sta vicino, senza che ce ne rendiamo conto. Ti viene da piangere e ti viene voglia di stare vicino a chi subisce queste cose per dargli
tutto l’amore che avrebbero dovuto ricevere.”
 “Mi ha fatto riflettere su determinati atteggiamenti che molti, io compresa, tendono a sottovalutare e su quanto sia importante riconoscere che sono sbagliati, e quindi parlarne con qualcuno per poterne uscire.



”UN'ESPERIENZA DI CARITA'

Cos’è Il Refettorio Ambrosiano? E’ un luogo “buono” e “bello”, dove solidarietà e arte si incontrano nella convinzione che la bellezza, in ogni sua forma, sia veicolo di promozione della persona 
e strumento per riconoscerne la profonda dignità. Il refettorio è aperto agli ospiti dalle 17.30 alle 19 dal lunedì al venerdì alla sera.
Siamo un gruppo di catechisti e abbiamo avuto la gioia di incontrare questa realtà.
Ad accoglierci giovedì 23 febbraio troviamo Fabrizia, una volontaria fissa che presta servizio qui ormai dal 2015, anno in cui è stato aperto il refettorio, e Jessica, una ragazza di 26 anni in servizio civile.
Con orgoglio ci accompagnano ad ammirare le opere d'arte presenti all'interno di quello che era il teatro abbandonato di Greco, ristrutturato in occasione dell'Expo 2015 da artisti e designer italiani, ispirati dalle parole di Papa Francesco che in diverse occasioni ha levato la sua voce per denunciare la cultura dello scarto che riduce a rifiuti uomini e cose.
I volontari qui sono capaci di trasformare ciò che a prima vista sembrerebbe destinato a essere gettato via in eccellenza.
Ci vengono assegnati i compiti: chi serve i pasti ai tavoli, chi apparecchia, chi aiuta in cucina, chi lava i piatti, chi accoglie: chi viene a consumare la cena in questo posto speciale, oltre a soddisfare il bisogno elementare di un pasto, si sentirà anche accolto e amato. Tutto è organizzato per fare sentire gli OSPITI, per il tempo del pasto, a casa, riconoscendone la dignità.
Arrivano tutti dal centro di ascolto, che con ognuno di loro cerca di realizzare un progetto di ‘rinascita’, di reinserimento o più semplicemente di accoglienza…
Apparecchiamo i tavoli donati da Expo padiglione Italia, tavoli che hanno la particolarità di essere tutti
diversi uno dall'altro, proprio come dire che la diversità unisce e ci fa unici...
In cucina intanto la cuoca, Arefe, una donna iraniana, Islam, un giovane egiziano, e Cristian, un uomo
peruviano, ci accolgono e ci salutano pronti a condividere con noi il servizio di questa sera... La loro storia raccontata sarebbe degna di un libro; intanto Aldo sta all'ingresso assieme a Jessica e ci segnala quanti ospiti stanno arrivando: è allora che si parte con vassoio in mano, si passa dalla cucina dove viene preparato un primo di farfalle al salmone e un secondo di pollo in salsa e patate, poi si porta al tavolo, proprio come se fosse un ristorante di lusso….
Alle 19 abbiamo contato circa 75 pasti.
Un ultimo OSPITE si intrattiene con Fabrizia: lei lo conosce bene, scherza con lui che ormai è da qualche mese fisso a cena al Refettorio, si danno appuntamento al giorno dopo, ci saluta e ci ringrazia e va via con il sorriso.
Ci sediamo a tavola anche noi, ormai sono circa le 20 e tra un boccone e l’altro scambiamo qualche riflessione con i volontari.
La pandemia e la crisi hanno creato nuovi poveri, persone che non avremmo immaginato di vedere al refettorio, vestite come se fossero pronte per andare in ufficio; alcune facce allegre, altre pensierose; molti si trovano ad affrontare la difficoltà di inserirsi in una comunità che non sempre li accoglie, diffidente e egoista… ma ognuno ha sogni, progetti, speranze. Proprio come noi.
“Passerò per la vita una sola volta, per questo qualsiasi cosa buona che io possa fare, o qualcuna gentilezza che possa fare ad un essere umano, devo farla adesso perché non passerò di nuovo da qui” (Madre Teresa)
                                                                                                               Un gruppo di catechisti



POVERO CHI?


Poco prima delle vacanze natalizie, gli alunni di una classe 4° del liceo Falcone Borsellino di Arese hanno partecipato in classe ad un laboratorio un po’ particolare perché incentrato sulla parola “Carità” e animato da due operatrici di Caritas Ambrosiana e promosso da Caritas Arese.
Un’esauriente introduzione sulla mission di Caritas Ambrosiana e sulle sue iniziative, ha permesso ai ragazzi di scoprire anche la realtà aresina di Caritas, con i suoi servizi di aiuto ai bisognosi.
Già, ma chi sono questi bisognosi? Chi sono i poveri? Si nasce povero o si diventa povero?
Attraverso un format interattivo e la condivisione dei dati Istat sul numero delle persone che vivono in condizioni di povertà assoluta in Italia e non solo, gli studenti, divisi in piccoli gruppi, sono st6ati invitati ad indicare su un questionario quello che pensavano potesse essere il loro budget familiare. Da qui si è passati a riflettere su quanto sia facile trovarsi dall’altra parte della barricata, soprattutto nella società d’oggi, in cui le famiglie, con monoreddito e professioni definite “lavori poveri”, necessitano di aiuti per arrivare a fine mese.
A gennaio gli studenti si sono preparati ad affrontare la tappa successiva o meglio “ l’esperienza sul
campo”, andando a visitare il Refettorio Ambrosiano a Milano.
Grande sorpresa da parte dei ragazzi nel vedere che non si trattava di una mensa dei poveri come se la immaginavano, ma di un ambiente molto accogliente, ben illuminato e arredato con tavoli di design offerti da architetti famosi.
Attraverso una caccia al tesoro, i giovani hanno individuato tutti i riferimenti simbolici alla “carità” presenti nel Refettorio sottoforma di opere d’arte anche queste offerte da artisti celebri “ perché ognuno di noi merita di essere accolto in un posto bello che lo faccia sentire importante”, hanno sottolineato le operatrici.
Infatti, ad ogni tavolata occupata da gruppetti di studenti, si è seduto un adulto che i ragazzi hanno
intervistato, scoprendo di avere accanto chi un volontario che aiuta a servire i pasti, chi un ex-ospite, chi un giovane del servizio civile. Volti sconosciuti di uomini e donne che hanno voluto condividere la loro storia, a volte tragica, per dimostrare che, toccato il fondo, si può riemergere con l’aiuto di altri uomini e donne che hanno scelto di mettere a disposizione il loro tempo, superando i pregiudizi su chi si ritrova a vivere come “bisognoso”.
Attorno a quei tavoli si è ricreato un Cenacolo in cui si è condiviso non solo un pasto ma tanta umanità.
A proposito di pasti, i ragazzi hanno scoperto che nel Refettorio viene cucinato il surplus delle forniture dei supermercati , cioè di tutti quei prodotti sui cui viene scritto -consumare preferibilmente entro…-
“ E’ così che impariamo a non sprecare il cibo . Perciò ragazzi occhio all’etichetta prima di buttare!”
A febbraio e marzo, altre classi del liceo sono pronte a ripercorrere questo viaggio nella solidarietà,
accompagnati da docenti che hanno saputo cogliere questa opportunità di crescita proposta da Caritas Arese.


LA SCUOLA A "LEZIONE DI SOLIDARIETA'"

La scuola media Silvio Pellico di Arese ha promosso, in collaborazione con Caritas Arese, un progetto
articolato in più parti di cui il momento centrale è stato un laboratorio che si è tenuto all''Emporio della Solidarietà e alla Mensa Caritas di Rho.
In questo momento laboratoriale i ragazzi hanno potuto conoscere da vicino come funziona l'Emporio della Solidarietà attraverso un gioco di ruolo ed hanno approfondito il tema della povertà e dei suoi stereotipi, con una simulazione e un confronto con gli animatori Caritas. Con la loro partecipazione attiva gli studenti hanno potuto aprire lo sguardo su una realtà che, pur essendo talvolta a loro molto vicina, è poco conosciuta.
Superare gli stereotipi è stato il primo passo per aprirsi alla complessità e iniziare a comprendere le difficoltà di altre persone che magari ci sono accanto. Attraverso i volontari dell'emporio e della mensa i ragazzi hanno inoltre potuto vedere la bellezza della solidarietà e constatare la gioia del donare. Infine hanno anche visto da vicino il corretto utilizzo del cibo e delle offerte, raccolti in classe con l'aiuto degli insegnanti e delle loro famiglie, e hanno così compreso come l'aiuto di tutti possa essere fondamentale per sostenere persone concrete. La maggior parte degli studenti con i rispettivi insegnanti ha partecipato attivamente e con interesse ai laboratori, dimostrando sensibilità e desiderio di proseguire questa esperienza sia come scuola sia, in alcuni casi, come singoli individui, per esempio, contribuendo con il proprio impegno durante le giornate di Colletta alimentare.
Un piccolo seme di solidarietà è stato piantato nel cuore di ciascuno di questi giovani cittadini di domani e ci auguriamo che la pianticella cresca portando frutti. Sicuramente il progetto ha permesso a tutti di allargare lo sguardo e di superare pregiudizi e questo è già un buon punto di partenza per aprire la mente e il cuore. Per noi volontari è stata una bella occasione per incontrare i ragazzi, i loro insegnanti e indirettamente anche le famiglie, persone che, dopo questi incontri, vorremmo considerare amici della Caritas, pronti a essere solidali quando e come potranno. 

                                                                                                                                            Chiara Venturini


CARITAS: UN NUOVO INIZIO

Sabato 13 aprile si è tenuta l’inaugurazione della sede di Caritas Arese, situata presso la piazza Santi Pietro e Paolo. E’ stata scelta la seguente data in quanto significativa per i volontari Caritas, infatti 3 anni fa ha avuto inizio questo percorso.
Inizialmente vi è stato il momento della Santa Messa che è stato seguito dalla presentazione della sede dal parroco, dal sindaco, dal referente Caritas e dai rappresentanti del centro d’ascolto e del gruppo comunicazione e formazione, con annesso il taglio del nastro.
Il sindaco ha evidenziato l’importanza di Caritas, suggerendo di creare rete tra le varie associazioni e il comune in quanto, come sottolineato anche dal parroco, sono molteplici le persone bisognose nella nostra comunità.
A differenza di quello che si tende a pensare ad Arese non c’è solo ricchezza ma ci sono anche molte persone che sono alla ricerca di una mano tesa alla quale aggrapparsi per riuscire ad uscire da una brutta situazione.
Successivamente sono stati descritti i 2 gruppi Caritas: comunicazione e formazione e il centro d’ascolto, dando le informazioni base su ciò di cui si occupano e si sono occupati sino a questo momento. Nel caso in cui qualcuno sia interessato è possibile trovare maggiori informazioni sul sito di Caritas Arese (https://www.caritasarese.it/).
La serata si è conclusa mostrando la nuova sede, da poco arricchita da quadri prodotti da alcuni ragazzi del liceo Fontana di Arese che l’hanno resa decisamente più accogliente.
La serata è giunta al termine con un buffet per agevolare la relazione tra i vari partecipanti.


                                                                                                                                                              Gaia


Caritas & Scout

Caritas opera sul territorio di Arese anche con un progetto di formazione dedicato ai ragazzi, con l'obiettivo di sensibilizzarli ai bisogni dei più fragili.
Dopo aver incontrato gli studenti delle scuole medie e alcuni gruppi di adolescenti che frequentano
l'oratorio, Caritas ha invitato presso la propria sede un gruppo scout per una serata di approfondimento e reciproca conoscenza.
Durante la prima parte dell’incontro, i volontari del centro di ascolto hanno raccontato la realtà aresina e la tipologia di bisogni a cui viene chiesto di dare risposta, sfatando la convinzione che ad Arese 'stanno tutti bene'.
Nella seconda parte, sono state presentate le modalità interattive con cui vengono coinvolti gli studenti delle scuole per creare consapevolezza sulla povertà in generale.
Gli scout hanno interagito con grande interesse e maturità, e sicuramente più consapevoli dell'importanza di dare un contributo concreto alla nostra società, attraverso il modo a loro più consono e chissà, magari un domani anche attraverso Caritas.

                                                                                                                                                        Sara e Erica

Le Cattedre della Carità

Per celebrare i suoi 50 anni Caritas Ambrosiana ha organizzato un ciclo di incontri (“Cattedre della Carità”) che a partire dai poveri, interpreta le sfide future della carità, per accrescere il tasso di consapevolezza su realtà quali: il welfare, l’economia, l’ecologia, il lavoro, la scuola, la giustizia riparativa, la disabilità, la tecnologia, la grave emarginazione, la salute mentale, il carcere, il gioco d’azzardo, l’abitare, la comunicazione.

Al link il calendario completo: https://cattedre.caritasambrosiana.it/

La Cattedra “Carità ed Economia” ’si è svolto martedì 4 marzo in un’aula dell’Università cattolica di Milano, presenti i relatori Aldo Bonomi, sociologo e studioso dei temi sulla promozione dei territori sia sul versante economico che sociale e Anna Fasano presidente di Banca Etica.
Il tema è ampio. Carità ed Economia sembrano due concetti che non hanno affinità, invece si tratta di
capire se possono avere un approdo convergente.
Nel dizionario della “Dottrina sociale della Chiesa cattolica”, la prima voce che troviamo è Carità perché è il nome con cui si indica Dio, infatti nella Bibbia, nel Vangelo di Giovanni sta scritto:” Dio è Carità cioè Amore”. Non è un concetto che riguarda solo la vita spirituale, ma è un seme, un richiamo per il cambiamento della società, perché essa sia trasformata in profondità, in una società giusta che riconosca i diritti altrui.
La Carità deve condurre alla riorganizzazione della società in una visione del NOI in cui il bene è comune, non solo un bene privato o solo collettivo.
L’altra voce è Economia ed è definita come una scienza, un’ attività che non ha un primato assoluto, ma è subordinata ad un fine che è di ordine morale.
Considerando la società d’oggi sicuramente non è più sostenibile dire che l’economia abbia una finalità morale.
A rendere concreta questa affermazione è stata la testimonianza della signora Rina, originaria del Salvador che, arrivata in Italia sedici anni fa con la figlia e una nipote disabile, racconta di avere chiesto un mutuo in banca per acquistare un’abitazione a Milano. Da quel momento, racconta di “aver subito soprusi continui dai malviventi con i colletti bianchi che l’hanno truffata in tutti modi”. Solo recentemente, con l’aiuto dei volontari e degli avvocati di Caritas, è riuscita a riappropriarsi della sua casa che era stata messa, nel frattempo, all’asta.
Guardando la dimensione attuale della ricchezza e della povertà separate da una “faglia” sempre più
ampia, entrambi i relatori hanno riconosciuto la necessità di costruire la “soglia”, come ha fatto e sta
facendo Caritas Ambrosiana che si è messa in mezzo in quel territorio in cui un milione e trecento mila persone fragili non hanno accesso al credito e tra loro donne e migranti.
Banca Etica, con il progetto “Mi fido di noi” attua il micro credito sociale, cioè offre dei prestiti di
dimensioni contenute per famiglie in difficoltà che vengono accompagnate da volontari i quali fanno
educazione finanziaria per una buona gestione dei prestiti e in generale dell’economia familiare.
Quest’anno Caritas con altre cinque fondazioni anti usura faranno quattromila prestiti in tutta Italia.
Protagonisti sono, dunque, le persone che iniziano percorsi di autonomia per una ripartenza all’interno delle comunità di cui fanno parte e dove Caritas si situa con i suoi Centri di ascolto.

A questo proposito, anche qui ad Arese, Caritas ha uno sportello di ascolto (3756516206) a cui poter fare riferimento per trovare supporto su tante problematiche.
Le comunità, quindi, svolgono un lavoro di cura fondamentale laddove il welfare statale è latitante. Si parte dalle comunità per fondare la società, si prendono per mano le tante Rina e poi si comincia a discutere di economia.
E c’è un gran bisogno di educazione finanziaria nella nostra società, iniziando a parlarne fin dalle scuole primarie.

Laboratorio Caritas per ragazzi

Che cos’è Caritas?
“Un posto in cui si dà da mangiate ai poveri”.
Pensate che l’Italia sia un paese ricco, povero o una via di mezzo?
“Più ricco, soprattutto al Nord, per le industrie”.
Come pensate sia un povero, perché secondo voi è tale?
“Perché è depresso dopo essere stato lasciato dalla moglie e, di conseguenza si è licenziato dal lavoro”.
Queste sono alcune delle spontanee e non documentate risposte date dai ragazzi di terza media delle scuole Silvio Pellico, Europa Unità e SG San Giuseppe, durante il laboratorio tenuto dai volontari di Caritas Arese e da quelli dell’Associazione Briciole di Pane di Rho, svoltosi alla Mensa Caritas e all’Emporio della Solidarietà di Rho.
Grazie al laboratorio gli studenti hanno potuto acquisire uno sguardo diverso sulle situazioni di povertà a noi vicine. I ragazzi si sono confrontati su come immaginano una persona in stato di bisogno, con un’attività chiamata “carta d’identità del povero” e successivamente hanno fatto un gioco di simulazione nell’Emporio della Solidarietà, attività che hanno permesso loro di capire sia quali siano oggi i poveri nella nostra società, sia come l’Emporio vada incontro alle loro necessità e bisogni.
Insegnanti e studenti sono rimasti molto colpiti da questa realtà, per molti sino a quel momento sconosciuta. Con il gioco di ruolo, durante il quale hanno simulato di fare la spesa, come se fossero uno dei tanti beneficiari assistiti, i ragazzi sono riusciti ad immedesimarsi pienamente in quella situazione ed hanno potuto osservare le differenze con la loro spesa abituale, rendendosi conto che noi siamo abituati a una varietà di cose che purtroppo non tutti possono permettersi.
I volontari della mensa e dell’emporio hanno poi raccontato la loro esperienza di volontariato comunicando come li abbia aiutati ad aprirsi a tutte queste realtà che spesso vengono ignorate e come, da quando hanno iniziato, abbiano capito ancora di più l’importanza di non sprecare nulla e di essere grati per quanto si ha. Infine tutti hanno affermato che il volontario riceve più di quanto dà, si arricchisce dall'incontro con l'altro e vive una vita piena.
L'obiettivo di questa attività laboratoriale è stato quello di sensibilizzare i ragazzi sulla realtà delle persone indigenti ed ai margini, cercando di eliminare il più possibile, i pregiudizi creati dalla nostra società ed anche quello di farli riflettere sullo spreco alimentare e sull’importanza e la bellezza della solidarietà. Gli studenti hanno anche potuto toccare con mano come siano stati utilizzati i prodotti che, con l'aiuto dei loro genitori, hanno generosamente raccolto a scuola per donarli ai fruitori dell'emporio.
Durante questi incontri si è anche parlato di cosa faccia concretamente Caritas e dei diversi aiuti (non solo materiali) che offre a chi è nel bisogno, realtà che purtroppo da molti è sconosciuta, così come il fatto che sia presente sul nostro territorio.
Caritas ha informato le scuole che sabato 17 maggio si terrà una colletta alimentare presso la Conad di Arese ed invitato alunni e genitori a diventare “volontari per 1 giorno”.
Sulla base dei commenti dei ragazzi possiamo affermare che la giornata sia stata vissuta come un’esperienza utile e interessante.
A fine mattina una studentessa ha dichiarato: “è stata la più bella “gita” di questi 3 anni”.

                                                                                                                                                        Gaia Croce


E si prese cura…

In collaborazione con Caritas Arese, il gruppo giovani dell'oratorio Don Bosco, sabato 29 marzo, si è recato a Lecco per trascorrere un pomeriggio e una serata alla Casa della Carità.
Il pomeriggio ci ha visti subito immersi nella vita degli ospiti della Casa della Carità. Con una dinamica di condivisione a coppie abbiamo riflettuto e condiviso alcune immagini che ci hanno provocato su quali possono essere i bisogni di ogni persona.
Infatti, questo primo momento si è concluso con questa domanda: “Di cosa hai bisogno?” Ciascuno ha
espresso ciò che ha raccolto dall'attività fatta.
Il secondo momento ci ha visti protagonisti di un “city telling”. Il tema che ci ha guidato era il cambiamento, infatti abbiamo esplorato la città utilizzando foto del passato che ci hanno portato a girare per le strade e sul lungolago cercando quegli stessi luoghi oggi per scoprire come sono cambiati.
Ritornati alla Casa della Carità, dopo un attimo di merenda, siamo passati alla terza attività. 
Ci siamo interrogati sui bisogni e sui cambiamenti, ora ci viene chiesto di metterci nei panni degli altri per uscire dalle nostre abitudini. Ciascuno ha ricevuto un personaggio reale (un ospite della Casa della Carità) e, simulando un momento conviviale come quello della tavola, abbiamo interpretato questi personaggi: anziani, stranieri, giovani soli, persone fragili e operatori della Casa della Carità. A chiusura di tutto abbiamo ripreso la domanda iniziale: “Di cosa aveva bisogno la persona che hai interpretato?”. E così abbiamo condiviso e riflettuto sempre accompagnati dai responsabili della Casa della Carità su come spesso dietro un bisogno materiale ci siano altri bisogni di altro tipo, più nascosti, ma importanti per fare sentire bene la persona.
Prima di concludere la giornata e condividere la cena con alcuni degli ospiti, ci hanno chiesto se avessimo voglia di aiutare qualcuno. Così ci hanno mostrato quattro scatole, ognuna con sopra un’immagine diversa.
Ci è stato chiesto di sceglierne una e pensare a come potessimo aiutare ognuna delle persone rappresentate sulle immagini, successivamente alla cena avremmo poi riflettuto cercando di fare sintesi di tutta la giornata.
La cena è stata un momento di condivisione sincera. Alcuni ospiti non parlavano la nostra lingua, ma è stato possibile trovare temi comuni, come il cibo e il calcio, con cui entrare in relazione.
Dopo la cena, che per noi è stato anche un momento di prova, siamo tornati alle immagini delle scatole, abbiamo letto la storia dei personaggi e abbiamo scoperto il loro reale bisogno.
La cosa che ci ha colpito di più è stata scoprire che non sempre le cose sono come sembrano e che dietro ogni persona c'è una storia.
In conclusione, possiamo dire che la giornata ci ha insegnato a guardare oltre le apparenze: osservare anche solo un piccolo dettaglio può cambiare la percezione di una situazione, e soprattutto, lo sguardo su ogni persona che incontriamo. Nel momento in cui incontriamo qualcuno, anche un semplice sorriso può cambiare la sua e la nostra giornata.

                                                                                                                                                                Gaia Croce