Cos’è Il Refettorio Ambrosiano? E’ un luogo “buono” e “bello”, dove solidarietà e arte si incontrano nella convinzione che la bellezza, in ogni sua forma, sia veicolo di promozione della persona e strumento per riconoscerne la profonda dignità. Il refettorio è aperto agli ospiti dalle 17.30 alle 19 dal lunedì al venerdì alla sera.
Siamo un gruppo di catechisti e abbiamo avuto la gioia di incontrare questa realtà.
Ad accoglierci giovedì 23 febbraio troviamo Fabrizia, una volontaria fissa che presta servizio qui ormai dal 2015, anno in cui è stato aperto il refettorio, e Jessica, una ragazza di 26 anni in servizio civile.
Con orgoglio ci accompagnano ad ammirare le opere d'arte presenti all'interno di quello che era il teatro abbandonato di Greco, ristrutturato in occasione dell'Expo 2015 da artisti e designer italiani, ispirati dalle parole di Papa Francesco che in diverse occasioni ha levato la sua voce per denunciare la cultura dello scarto che riduce a rifiuti uomini e cose.
I volontari qui sono capaci di trasformare ciò che a prima vista sembrerebbe destinato a essere gettato via in eccellenza.
Ci vengono assegnati i compiti: chi serve i pasti ai tavoli, chi apparecchia, chi aiuta in cucina, chi lava i piatti, chi accoglie: chi viene a consumare la cena in questo posto speciale, oltre a soddisfare il bisogno elementare di un pasto, si sentirà anche accolto e amato. Tutto è organizzato per fare sentire gli OSPITI, per il tempo del pasto, a casa, riconoscendone la dignità.
Arrivano tutti dal centro di ascolto, che con ognuno di loro cerca di realizzare un progetto di ‘rinascita’, di reinserimento o più semplicemente di accoglienza…
Apparecchiamo i tavoli donati da Expo padiglione Italia, tavoli che hanno la particolarità di essere tutti diversi uno dall'altro, proprio come dire che la diversità unisce e ci fa unici...In cucina intanto la cuoca, Arefe, una donna iraniana, Islam, un giovane egiziano, e Cristian, un uomo peruviano, ci accolgono e ci salutano pronti a condividere con noi il servizio di questa sera... La loro storia raccontata sarebbe degna di un libro; intanto Aldo sta all'ingresso assieme a Jessica e ci segnala quanti ospiti stanno arrivando: è allora che si parte con vassoio in mano, si passa dalla cucina dove viene preparato un primo di farfalle al salmone e un secondo di pollo in salsa e patate, poi si porta al tavolo, proprio come se fosse un ristorante di lusso….
Alle 19 abbiamo contato circa 75 pasti.
Un ultimo OSPITE si intrattiene con Fabrizia: lei lo conosce bene, scherza con lui che ormai è da qualche mese fisso a cena al Refettorio, si danno appuntamento al giorno dopo, ci saluta e ci ringrazia e va via con il sorriso.
Ci sediamo a tavola anche noi, ormai sono circa le 20 e tra un boccone e l’altro scambiamo qualche riflessione con i volontari.
La pandemia e la crisi hanno creato nuovi poveri, persone che non avremmo immaginato di vedere al refettorio, vestite come se fossero pronte per andare in ufficio; alcune facce allegre, altre pensierose; molti si trovano ad affrontare la difficoltà di inserirsi in una comunità che non sempre li accoglie, diffidente e egoista… ma ognuno ha sogni, progetti, speranze. Proprio come noi.
“Passerò per la vita una sola volta, per questo qualsiasi cosa buona che io possa fare, o qualcuna gentilezza che possa fare ad un essere umano, devo farla adesso perché non passerò di nuovo da qui” (Madre Teresa)